Il settore Privato dello Spettacolo dal vivo italiano, a distanza di quattro mesi dall’esplosione della pandemia Covid19 e a seguito del restrittivo lockdown, denuncia in maniera decisa il proprio stato di crisi : l’emergenza sanitaria si è sommata con una altrettanto grave emergenza economica.

Il protocollo messo a punto dal Governo e dalle Istituzioni scientifiche e sanitarie circa la riapertura, prevista in Fase Due, per i luoghi delle arti e dello spettacolo risulta spesso poco chiaro e molto approssimativo se calato nella realtà specifica dello spettacolo dal vivo. Sono state molteplici le azioni di protesta, gli appelli, le iniziative che sono partite dai maggiori teatri italiani al fine di ottenere riconoscimenti ufficiali e trattamenti al pari degli altri settori.

Tra queste spicca la costituzione dell’ATIP, Associazione Teatri Italiani Privati, che vede come nucleo fondatore 14 grandi Teatri Privati sparsi lungo tutto lo Stivale, che da soli sviluppano in una stagione circa 2500 giornate di spettacolo dal vivo per un totale di oltre 2 milioni di biglietti venduti, per un volume di circa 50 milioni di euro in appena 14 sale.

Tra questi nomi, il Teatro Quirino di Roma, cliente storico di Mango Mobile Solutions che con la sua applicazione Showtime!, Teatro Quirino, coinvolge migliaia di spettatori entusiasti in ogni stagione.

Abbiamo intervistato l’Amministratore Delegato Rosario Coppolino per capire cosa succederà nei prossimi giorni in prossimità delle riaperture, il rapporto tra Teatro e tecnologia e previsioni su, è il caso di dirlo, scenari futuri.

Mango Mobile Solutions: In questo clima di forte incertezza per il settore culturale, Il Quirino, insieme ad altri teatri privati italiani, fonda ATIP, quali sono gli obiettivi dell’Associazione?

 

Rosario Coppolino: ATIP nasce con lo scopo di denunciare il grave stato di crisi del settore Privato dello Spettacolo dal vivo. Il protocollo di cosiddetta “riapertura” risulta totalmente scollato dalla realtà operativa del settore. 

I grandi Teatri Italiani Privati da soli sviluppano in una stagione circa 2500 giornate di spettacolo dal vivo per un totale di oltre 2 milioni di biglietti venduti, per un volume di circa 50 milioni di euro, e questo solo nelle 14 sale dei Teatri fondatori. 

Serve una presa d’atto da parte delle Istituzioni sul fatto che il comparto dello Spettacolo dal vivo dovrà restare forzatamente inattivo almeno fino al pieno ritorno alla normalità.

 

MMS: Viene però da pensare che il concetto di normalità cui siamo stati abituati fino allo scorso febbraio stia subendo delle variazioni: durante il lockdown diverse istituzioni culturali e teatrali hanno messo a disposizione del pubblico contenuti in formato digitale. Una modalità di fruizione di contenuti vicina alle abitudini quotidiane ma forse ancora un po’ lontana dalle prassi di creazione artistica teatrale. Si parla di social distancing, come sarà gestito in Sala?

 

RC: Siamo consapevoli che per un lungo periodo le abitudini di tutti cambieranno. Siamo anche consapevoli che i contenuti digitali possono contribuire ad avvicinare il pubblico ad alcuni prodotti culturali. 

Però lo spettacolo dal vivo, per sua natura, è fatto di contatto umano tra attore e spettatore: la tecnologia aiuterà certamente il pubblico a tornare in sala, in sicurezza e senza paura perché nulla potrà sostituire il palco e le poltrone.

 

MMS: Gli aiuti previsti dal decreto Cura Italia, finalizzati a strategie di rilancio del settore culturale/turistico, sono sufficienti per ripartire? È giusto puntare, per la ripresa, di più sul fattore umano o sull’innovazione tecnologica?

 

RC: A tal proposito ATIP chiede di conoscere nel dettaglio i criteri di divisione del Fondo Emergenze Spettacolo e Cinema istituito dal decreto Cura Italia ed incrementato dal Decreto Rilancio, tra Istituzioni Pubbliche e Imprese Private. Nello specifico si chiede di conoscere la percentuale che verrà destinata agli Enti Lirico-Sinfonici, ai Teatri Pubblici, al settore Cinema e audiovisivo, rispetto a quella prevista per i Teatri privati.

 

MMS: Molte realtà culturali probabilmente non riapriranno perché non riescono a sostenere i nuovi processi di digitalizzazione necessari al riavvio delle attività (vedi biglietti cartacei banditi e entrate del pubblico limitate rispetto alla capienza reale). Il Teatro Quirino possiede un’applicazione mobile già da prima della crisi pandemica, come pensate di utilizzarla nei prossimi mesi? 

 

RC: La nostra applicazione mobile, strumento apprezzatissimo dal nostro pubblico, occuperà un posto ancora più centrale nella nostra strategia di comunicazione per rendere ancora più agevole l’acquisto e la validazione dei titoli di accesso.

 

MMS: Abbiamo parlato di “normalità stravolta” e “ritorno alla normalità”. Se potessi portare qualche “vecchia abitudine” di inizio anno al presente, cosa porteresti? Quali, invece, tra le nuove abitudini, credi segnerà un progresso di settore?
RC: Parto dal presente sostenendo che probabilmente l’utilizzo che si è fatto in questo periodo di tecnologia favorirà la promozione delle nostre programmazioni, avvicinando anche spettatori nuovi. Il rapporto con il pubblico che muove dal digitale per risolversi in un applauso nel reale, porterei questo dal pre Covid19.
E credo che le due cose possano coesistere. 

 


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